Il sorriso è il trionfo dell’umana fragilità. Credere in se stesse, mai arrendersi. Puoi farcela anche tu.

Credere in se stesse, mai arrendersi. Puoi farcela anche tu.

Storie di ASO, che ce l'hanno fatta o che vogliono farcela: inauguriamo l'angolo della posta per confrontare le nostre esperienze e diventare più forti.

Mi chiamo Valeria, sono nata e cresciuta in una piccola città di provincia della Lombardia e a breve compirò 32 anni. Sono felicemente sposata e mamma di due bellissimi bambini. Il mio intento nel raccontarvi la mia storia è quello di mandare un messaggio di speranza e di positività per chi si abbatte di fronte alle avversità.

Tutto è cominciato nel lontano gennaio 2008 stavo frequentando il corso di Scienze Infermieristiche quando mi è stato assegnato il reparto in cui avrei svolto il tirocinio: Reparto terminali, trapianti di midollo, e dopo aver svolto egregiamente fino alla fine il tirocinio ho deciso che non era adatto a me. Ero troppo sensibile di fronte alla sofferenza altrui. Nonostante questo ammiro davvero chi svolge questo lavoro.

Ho deciso quindi di cercare un impiego, non potevo gravare sulla situazione economica della famiglia, nonostante il costante supporto dei miei genitori di fronte ad ogni scelta.

Ho trovato lavoro in  un negozio di scarpe dove ho lavorato fino al giorno in cui ho ricevuto una bellissima telefonata da  uno studio dentistico rinomato della mia città.

Arrivata al colloquio, il giorno seguente, rimasi stupefatta dalla bellezza dello studio; era semplice, pulito e curato.  Pensai tra me e me: “Ho trovato il mio lavoro! Non sarà in ospedale, ma posso comunque aiutare gli altri”. Mi colpirono le parole del Dottore, infatti non cercava una ragazza con esperienza, ma una persona volenterosa e a me sicuramente la voglia di lavorare non mancava, né allora né ora.

Terminato il colloquio con la solita frase: “le faremo sapere” mi sentivo già scoraggiata, andai a casa fino a quando il giorno stesso mi richiamò chiedendomi se avessi voglia di provare... “Che domande!” , pensai. SI, ovviamente!

Lunedì 26 maggio 2008 feci la prova protesi, conservativa e chirurgia e altre piccole operazioni per mettermi alla prova,  poi arrivò la fatidica parola quel martedì 27 maggio 2008: ASSUNTA.

Lavorai Part time, per 25 ore settimanali. Passarono gli anni, feci il corso biennale ASO, mi sposai e diventai mamma.

Vi starete chiedendo: “E quindi?”. E’ andato tutto bene fino a quando non arrivò il figlio del dottore, all’ inizio del 2015.

Le mie ore aumentarono da 25 a  40, premetto che il bambino non aveva ancora 2 anni e io Devota al lavoro mi resi sempre disponibile senza mai obiettare.

La mattina si cominciava presto e la sera si finiva tardi, e le 8 ore giornaliere aumentavano sempre di più. Dopo qualche mese, il mio corpo iniziava a crollare, le difese immunitarie mi abbandonarono e lavorai un mese con febbre forte mal di testa e naso chiuso, quasi da non sentire il sapore del cibo, senza contare il fattore vista faticavo anche a guidare. Dopo varie cure antibiotiche il mio medico mi consigliò di fare qualche giorno a casa.

Chiamai lo studio   per comunicare il codice della malattia e 10 minuti dopo mi chiama il titolare con una sfuriata  dicendo che io mi sarei dovuta presentare al lavoro. Piansi al telefono, spiegando le ragioni del mio malessere, ma il mio titolare infastidito disse che una cosa del genere non poteva ripetersi un’altra volta.

Dentro di me, iniziai a capire che dopo anni di lavoro, impegno e dedizione non potevo essere trattata in quel modo.

Andai da un otorino, avevo una sinusite acuta quasi da intervento, mi somministrarono una lunga terapia e restai a casa 3 settimane.

Ci furono altri episodi, ma mi dilungherei troppo, per citarne ancora uno, feci un incidente in macchina e andai al lavoro con il collare perdendo i miei giorni di prognosi.

A Luglio realizzai che 12 ore di lavoro al giorno non erano fattibili né fisicamente, né moralmente, capii che dovevo dedicare tempo anche alla famiglia e pensai per la prima volta di lasciare il lavoro, ma consapevole delle spese e del lavoro fatto fino a quel momento decisi di restare.

Qualche settimana dopo, vi fu una accesa discussione con il figlio del dottore relativa agli orari e ai turni del sabato, che erano sempre stati miei. Ero stanca di arrivare in studio prima delle 7,30. E andare a casa la sera tardi. Dopo questo avvenimento mi proposero il continuato, finendo per tre giorni alla settimana alle 17,00.

Vorrei far notare che non vi sto dicendo tutto questo per lamentarmi, ma bensì il contrario: nonostante tutto io amavo il mio lavoro.

Infatti, continuai per i mesi successivi in quella situazione, fino a quando non decisi di avere il secondogenito.

Quando comunicai di essere in dolce attesa i primi due giorni sembravano aver preso bene la notizia ,  ma dopo  qualche giorno  mi convocarono per farmi firmare un contratto di lavoro di 20 ore settimanali. Chiesi di poter discutere della proposta con mio marito, ma tale diritto mi fu negato.

Poco dopo rimasi a casa per problemi di salute e non andai in studio.

Sapevo che la mia presenza non era gradita, non mi sentivo bene neanche all’idea del rientro.

Le mie colleghe mi riferirono che neanche si poteva fare il mio nome quindi immaginate moralmente come potessi sentirmi io, ma arriviamo al rientro.

Anche se non d’accordo, sottoscrissi un contratto per  20 ore di lavoro con stipendio dimezzato. Mi tolsero perfino il box, non c’era più posto per la mia auto.

Il mio lavoro nelle 4 ore che svolgevo era diventato solo di pulizie extra, cassetti, gipsoteca , preparare garze o strumenti per chirurgia ecc.

Sono passati 10 anni e i ricordi di episodi spiacevoli sono molti.

Nel Marzo 2018 mi  chiamarono dalla scuola materna, dove mio figlio più grande era a scuola, per comunicarmi di uno sciopero.

Fortuna volle che in studio quel venerdì fossi sola, non c’era nessunocosì decisi di portarlo al lavoro con me fino all’ora di pranzo. Per correttezza avvisai il Dottore che non accolse la notizia positivamente, anzi si infuriò e urlò parole tremende davanti a me e a mio figlio.

Cercai di motivare la mia scelta, ma non sentì ragioni.

Il lunedì mi sono licenziata inutile dire che mi portarono a farlo, non potevo continuare in quella situazione. Non mi chiesero nemmeno il motivo o delle spiegazioni, nemmeno cercarono di trattenermi dopo anni di impegno e di sacrificio.

Avvilita, delusa per la situazione, ho chiuso questo capitolo durato 10 anni e mi misi alla ricerca di un nuovo impiego. Poco dopo trovai una sostituzione fino al 27 gennaio 2019.

Nei   mesi lavorati in questo grosso studio, parliamo di 10  poltrone,  privato no low cost; mi sono trovata bene con le colleghe con il dottore e i suoi collaboratori

 

Il problema si presenta quando a dicembre la ragazza che doveva andare via, decide di restare, non liberando il posto a me destinato.

Il contratto sarebbe terminato ad ottobre e dentro di me pensavo non tutto il male viene per nuocere perché per quanto mi trovassi bene con le ragazze non mi trovavo molto bene in quel contesto troppo vasto.  

Firmai un foglio dove non avrei divulgato informazioni riguardanti il loro studio quindi non posso dire molto.

Andai avanti, ma rispetto alle prime dimissioni, in cui mi sentii quasi liberata in questo caso cominciai a pensare di essere sbagliata, che potevo stare dov’ero che forse pulire dei cassetti non era così tanto male. Insomma, avevo paura di non trovare più un posto di lavoro soprattutto per l’età e per essere mamma.

Infatti così è stato, al primo colloquio mi dissero che per loro i bambini erano un problema nonostante io dessi la mia piena disponibilità.

Questa situazione mi stava sconfortando, nascondevo in casa questo sentimento, ma ero triste avevo sempre un groppo in gola, sentivo quasi la mancanza del mio vecchio studio.

Un giorno mi sono svegliata e ho detto: “NO! La mia dignità vale più di qualsiasi altra cosa, le decisioni prese sono state prese per dei motivi validi quindi, Vale, forza! Rimboccati le maniche”. Oltre ad essermi iscritta su più portali possibili per ricercare il lavoro mi sono iscritta ad un’agenzia, visto che percepivo la disoccupazione c’era l’opportunità di trovare lavoro.

Poi ho fatto incontri di gruppo presso un’agenzia che si occupava di donne o mamme che volevano rientrare nel mondo del lavoro, in quel momento avrei fatto qualsiasi cosa

pur di non rimanere a casa, ma il mio lavoro mi piaceva,    avevo   messo tanta passione e orientai le mie ricerche in quel settore.

Non dico tutti i giorni, ma quasi ho girato tutti gli studi e mi sono aperta anche in città più grosse vicino alla mia, non mi sono persa d’animo e ho seminato un po’ ovunque i miei curricula.

Mi sentivo davvero un pesciolino fuor d’acqua, dopo tanti anni cercare lavoro fare colloqui rendersi conto comunque che i tempi sono cambiati e di quanto non sia facile trovare lavoro; soprattutto per chi come me è già madre senza contare, l’età perché   31 anni ti fanno sentire già vecchia.

Ma chi semina raccoglie e a marzo ho fatto 6 colloqui e due prove.

Uno era assunzione sostituzione maternità e l’altro due anni poi assunzione. Dovevo dare una risposta entro il venerdì, stavo valutando la distanza e chi offriva di più, quando il  giovedì a pranzo ricevetti una chiamata da una dottoressa della mia città che cercava urgentemente un’assistente. Aveva scelto me perché trovava interessante il mio curriculum e il mio essere una giovane mamma.

Non potete capire la gioia di avere ricevuto così tante chiamate e non sapere dove sbattere la testa. Mi sarei adattata a qualsiasi cosa pur di lavorare, ma decisi di prendermi un giorno in più e andai a fare la prova in questo studio.

Arriviamo a lunedì 1 aprile quando il pesciolino fuor d’acqua trova il suo acquario assunta a tempo indeterminato.

Felicità pura felicità e soddisfazione mi sono presa la mia rivincinta.

 

 

CHIAVI DEL NUOVO STUDIO

 

Lo so che molte stanno pensando "Beata te..."; "Non è così facile", ecc.

Non è stato facile anzi ho passato un periodo difficile dove sono stata messa a dura prova, ma mi sono rialzata più forte di prima non mi sono arresa, volere è potere e credere in sé stesse sempre è fondamentale! Bisogna presentarsi al colloquio sempre con il sorriso. Non sentitevi sbagliate e non abbattetevi se subito non raccoglierete i frutti perchéè arriveranno e saranno bellissimi.

Abbiamo bisogno di positività quindi, spero davvero che con la mia storia possa passare il messaggio positivo chetutte possiamo tutto” basta solo volerlo, volerlo davvero e come si dice volere è potere.

E ricordatevi sempre che il sorriso è il trionfo dell’umana fragilità. Vi auguro di tutto cuore il vostro trionfo.

 

Con affetto Valeria

 

 

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